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... e a quelle che non sanno ancora di esserlo...

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Colpo di fulmine sul web, e 20 anni in fumo-Dorothy

Le storie come la mia, forse, si somigliano tutte. Ma credo che per ognuna sia sempre un po’ “diverso”. Nel mio caso il “diverso” è arrivato sotto forma di una bufera improvvisa che dal magico mondo delle chat e dei social game è entrata dentro casa mia, insinuandosi in quelle piccole crepe che probabilmente, anche quando non le vediamo, rosicchiano dall’interno la serenità dei matrimoni e della vita di coppia. Le routines. Le tante stanchezze del quotidiano. Il lavoro. Le preoccupazioni. I figli. Le distrazioni. E così scoppia l’inferno.

Io e lui, una coppia meravigliosa. Ci eravamo innamorati 19 anni fa: io 20 anni, lui 26. Entrambi studenti universitari, lui in Architettura e io in Lettere. Fin dal principio il nostro è stato un legame molto intimo e solido: abbiamo costruito tutto da zero, mattone su mattone, su basi nelle quali entrambi abbiamo creduto fortemente. Valori, idee, stili di vita, gusti, interessi culturali, aspettative. Da subito, e per tutti questi 19 anni, siamo stati per noi stessi e agli occhi del mondo la classica coppia da invidiare. Uniti, complici, indissolubili. Con una vita serena e allegra, fatta di amicizie comuni solide e rassicuranti, uscite la sera, viaggetti qua e là, tanti progetti, ma fatta anche di studio, lauree, prime esperienze professionali (sia pure difficili), salite e discese.

Il matrimonio (voluto fortissimamente proprio da lui) è arrivato dopo 9 anni di fidanzamento e un anno di convivenza. La nostra casa si è riempita di noi – i libri (tanti), gli oggetti, le foto, le chitarre, i dischi e i mobili e tutto quello che avevamo comprato e raccolto insieme a poco a poco negli anni precedenti  – ma soprattutto di tutto quello che tenevamo come un patrimonio interiore e comune: la fiducia cieca l’uno nell’altra, la complicità, l’amore che (ce lo dicevamo spesso) continuava a crescere e arricchirsi di emozioni anche dopo le nozze, i progetti per il futuro. Nel 2006, due anni dopo esserci uniti davanti a un altare, è nato il nostro bambino. Voluto, cercato, desiderato, adorato.

Mio marito è stato, così come sapevo che sarebbe stato, un papà dolcissimo, attento e presente. Fin dal primo bagnetto in ospedale si è preso cura di suo figlio come il migliore dei padri. Dalle medicazioni ombelicali ai biberon, dalla ninna nanna alle pappine, e poi i giochi, le scampagnate, le recite dell’asilo, le favole della buonanotte, le ore trascorse a costruire Lego e a dipingere con gli acquarelli…non c’è stato momento della vita di nostro figlio in cui lui non sia stato un papà tenero, premuroso, innamorato pazzo. Viveva per noi, per la famiglia, e ogni istante libero e ogni pensiero era dedicato a noi. Ricorderò per sempre un pomeriggio in cui ci siamo ritrovati tutti e tre nel lettone (il mio bimbo avrà avuto all’incirca 4 anni) e mio marito con gli occhi umidi ci strinse a sé dicendo: “Sono l’uomo più felice del mondo perché in questo letto si trova ora tutto quello che desidero dalla vita”.

Negli anni ci sono stati anche momenti difficili: il mio licenziamento improvviso nel 2009, la precarietà del suo lavoro da professionista, le delusioni, le amarezze…ma anche momenti molto belli, legati a un suo incarico estremamente gratificante (che ha portato in casa anche una nuova serenità economica e alcune opportunità di evasione delle quali abbiamo approfittato viaggiando tutti e tre insieme). Momenti indimenticabili. Poi è tornato il buio: ancora disoccupazione, ansie economiche, il tempo che avanza…Ma io mi sentivo forte, forte del nostro legame. Sentivo che nulla ci avrebbe demolito. Sentivo la mia vita come “risolta”, nonostante tutte le difficoltà.

La tempesta è arrivata nel giugno del 2013. Una domenica di sole, all’indomani di una trasferta di due giorni per lavoro, mentre nostro figlio giocava in giardino e io cominciavo a sentire addosso l’allegria della bella stagione imminente, mio marito mi ha detto la classica frase: “Ti devo parlare”. In poche parole mi ha confessato di non amarmi più. Di sentire questi 20 anni insieme come bellissimi ma ormai “finiti, passati”. A furia di domande incalzanti e piangendo come una disperata sono riuscita a fargli dire anche il resto: c’era un’altra donna, ovvio, una donna di cui si era innamorato perdutamente. Non una collega, né un’amica né una conoscente… forse  sarebbe stato più facile, o più accettabile. Una donna conosciuta su Ruzzle (si, avete capito bene, su Ruzzle) appena due mesi prima, una donna più grande di lui di 2 anni (47enne), felicemente sposata, residente a 2000 km da noi, con un impiego stabile in un negozio e una figlia 20enne già indipendente. Una donna distante anni luce da lui, da noi (per sua stessa ammissione): nulla di paragonabile né dal punto di vista culturale né sociale, una donna che scriveva con le K come le adolescenti, che non legge un libro, non frequenta teatri né musei, non ha esperienze comuni con lui e nemmeno interessi per nessuna delle cose che invece mio marito ha sempre condiviso con me.

Eppure? Due mesi di chat, Skype, telefonate segrete, una parola tira l’altra, la confidenza crescente, il batticuore, la clandestinità, le dichiarazioni d’amore da un monitor all’altro…Poi la scelta di incontrarsi (proprio durante la trasferta lavorativa che scoprii essere del tutto fasulla). Due notti di passione in un hotel, poi il suo rientro a casa e due giorni dopo, a caldo, la sua confessione. Così sono morta io.
Quello che ricordo di quei momenti è di una banalità sconcertante: la sensazione del cielo che ti crolla addosso e della terra che ti si apre sotto ai piedi è stata raccontata da migliaia di donne nella mia stessa condizione ed è di precisione chirurgica: perché si, è esattamente questo che si prova.
Ricordo le macchie di umidità sulla parete di fronte a me, che devo aver fissato per ore mentre lui parlava. Ricordo le sue lacrime, e le mie. Il male al centro del petto. La sensazione di straniamento. L’idea di essere diventata pazza, di guardarmi dall’esterno. E le risate lontane di mio figlio che giocava a palla sul prato, inconsapevole, appena al di là del muro…Aveva 6 anni. Soltanto 6 anni, ed era felice e spensierato. Ricordo di aver pensato: non a me, non a noi…non a questa meraviglia di bambino che abbiamo cresciuto nell’amore, nella passione, che abbiamo nutrito di tenerezze, di parole dolci, nell’educazione ai sentimenti, e al quale abbiamo raccontato di come nulla sia più prezioso di una famiglia…

E’ trascorso un anno da allora. I giorni successivi sono stati terribili ma no, non ho cacciato mio marito fuori di casa, nonostante lui sembrasse avere le valigie pronte per “rifarsi una vita” insieme alla sua nuova amata. Già qualche ora dopo la sua confessione – del resto – le sue certezze non sembravano più tanto granitiche. Era più che altro dominato dal caos: non sapeva più cosa provava, si diceva presissimo da questa donna (nonostante ammettesse candidamente che con lei non aveva nulla in comune) ma non era così sicuro di non provare più nulla per me, era disperato e piangeva spesso, isolandosi eppure cercandomi ancora tra le lenzuola, quasi ogni notte. Continuava a dirmi “ti amo”, poi più niente per settimane.
Per quanto folle possa sembrare, io ho scelto la via del “rimanere”. Gli ho detto che non avevo che farmene di un uomo falso, bugiardo e non innamorato di me, ma che lui era mio marito, e lo amavo, e sarei stata disposta a lottare per salvare il nostro legame, la nostra famiglia, se avesse lottato anche lui. Che capivo la sua confusione, il suo stato d’animo così tormentato, e capivo che ci sarebbe voluto molto tempo: tempo per lui, per fare chiarezza; tempo per me, per imparare a digerire il dolore infinito e il trauma del tradimento; tempo per noi, per l’eventuale ricostruzione del nostro rapporto. Ma lo credevo possibile. Si, difficile, ma ci credevo. Così ho scelto di essere forte, di non agire di pancia, di non dare respiro alla mia rabbia e al mio orgoglio cacciandolo via. Pensavo fosse mio dovere restare in piedi, lucida e presente a me stessa, anche per proteggere il nostro bambino. Pensavo potesse essere una scelta intelligente, diversa dal solito magari ma saggia. E soprattutto una scelta d’amore. D’altronde in casa non ci sono mai stati litigi, urla, scenate. Né prima, né durante, né dopo. Siamo sempre stati bene insieme, una coppia tranquilla, senza scossoni, serena. Un grande amore e tanta condivisione, dalle piccole cose ai valori più profondi. Mi dicevo: “E’ una follia, non è possibile distruggere tutto per una sbandata, per una infatuazione virtuale. Lo capirà. Metterà a fuoco”. Questo, mi dicevo. Probabilmente una pietosa illusione.

Ciò nonostante la relazione con questa donna è andata avanti. E così le bugie (a valanghe) e i contatti clandestini. E la trasformazione di mio marito: mi sono ritrovata accanto un uomo completamente diverso. Bugiardo, subdolo, vigliacco. Pieno di segreti. Sono comparse password ai telefoni, ai computer, ai tablet, un telefono segreto usato solo per lei, una collanina (sua) che mio marito non riusciva nemmeno a togliersi di dosso. E poi comportamenti anomali, strani ritardi, silenzi colpevoli, ore trascorse al computer per giocare (e chattare). E persino atrocità nei miei confronti: appena un mese dopo la sua confessione – ad esempio – mi disse di voler troncare con l’altra, di aver accolto il consiglio dei suoi due migliori amici e di voler trascorrere una settimana da solo in una località di montagna, per riflettere, per ritrovarsi. Nonostante io sospettassi la bugia (la sua meta era insolitamente vicina ai luoghi di residenza di questa donna) mi giurò fin sulla porta di aver detto la verità. Naturalmente scoprii il contrario: era andato con lei, prenotando una stanza matrimoniale in un alberghetto di design in cui trascorsero insieme, romanticamente, almeno 4 di quei 7 giorni di vacanza. Non dimenticherò mai la maledetta sera in cui lo cercai al telefono perché nostro figlio aveva nostalgia e voleva parlare con il papà, non dimenticherò il suono sospetto della sua segreteria telefonica, e nemmeno la voce della concierge dell’albergo che mi confermò i loro due nomi tra quelli degli ospiti presenti in albergo specificando però: “I signori sono usciti”. No, certe cose non si dimenticano.

Quell’estate accaddero tante altre cose. Tante rotture tra di loro, condite da crisi e ritorni da me e da  inauditi e raccapriccianti psicodrammi e scenate di gelosia (di lei), e persino una annunciata gravidanza di questa donna, che oltre a essere stato un grave trauma per me ci ha tenuto sotto una spada di Damocle per due lunghi mesi (salvo poi dissolversi in una bolla di sapone per via di un “presunto aborto spontaneo” riferito da lei e del quale tuttora mio marito si dice sicuro). E’ stato già difficilissimo apprendere che mio marito rischiava di avere un figlio da un’altra donna praticamente sconosciuta…molto più traumatico e doloroso è stato scoprire che questo eventuale figlio non sarebbe stato un incidente di percorso ma una precisa scelta di entrambi. Talmente innamorati e presi dalla passione da aver desiderato di avere un bambino insieme. Sognando che fosse femmina e scegliendo persino il nome che avrebbe avuto. Follia pura.

E tuttavia ho resistito. Massacrandomi. Piangendo di nascosto tutte le lacrime che non pensavo nemmeno di avere. Prendendo gocce per dormire. Saltando i pasti. Tacendo con chiunque. Tenendo in piedi la facciata della famiglia serena che eravamo fino a poche settimane prima, e badando soprattutto al benessere del mio bambino. Ma facendomi anche del male gratuito, spiando i telefoni, leggendo messaggi che mai avrei dovuto leggere. Per scoprire così che mio marito diceva a questa donna cose che a me non ha mai detto in 20 anni, e che la riteneva il suo “unico vero amore”, la “donna della sua vita”, la sua “ragione”, la sua assoluta priorità, che per lei avrebbe fatto di tutto, persino aspettarla per sempre. L’idea che dopo 20 anni e con un’unione come la nostra lui fosse disposto non dico a lasciare me e a sfasciare la nostra meravigliosa famiglia ma addirittura ad abbandonare il suo adorato bambino per trasferirsi a 2000 km di distanza per rifarsi una vita con una sconosciuta…credo resterà il dolore più grande della mia vita. Più volte sono stata vicinissima all’idea di lanciarmi giù dal balcone, non mi vergogno ad ammetterlo.

I mesi successivi sono stati un inferno. Passata l’estate, svanito l’incubo della gravidanza illegittima, mio marito rimaneva a casa con noi ma era un altro uomo. Assente nei confronti del bambino, incurante delle sue richieste di cura e di attenzione e di tenerezza, indifferente a me, senza lavoro, trascorreva la sua giornata fuori casa oppure chiuso nello studio al computer. L’unica cosa che ci teneva in qualche modo vicini era il fatto che non abbiamo mai smesso di fare l’amore insieme (cosa che speravo fosse un canale di comunicazione tra noi, per quanto disperato e fragile…). A novembre c’è stato un altro incontro clandestino, anche questo scoperto da me.  A quel punto ho detto basta, gli ho imposto di andar via. Mi ha chiesto di trascorrere insieme almeno le vacanze di Natale, per il bambino…ho acconsentito. A gennaio è andato via di casa, ma per non tornare dai suoi e non ufficializzare la cosa (che ancora allora giudicava transitoria) è andato in Toscana per un mese a lavorare in cambio di vitto e alloggio. Pensavo non tornasse più. Invece c’è stato persino un momento di grande passione tra noi, un weekend in cui mi ha supplicato piangendo di raggiungerlo a Roma e di voler tornare a casa, a “noi”, alla nostra vita, di voler ricominciare. A Roma è stato molto bello…ero davvero convinta che fosse un nuovo inizio: con lei era finita, lo giurava, voleva solo ritornare se stesso e ritornare da me, abbiamo fatto l’amore appassionatamente, ho ascoltato parole d’amore nei miei confronti, dichiarazioni di rinsavimento. Ma qualche giorno dopo, al suo rientro a casa, tutto era di nuovo al punto di partenza: di nuovo portava al collo la catenina di lei, di nuovo aveva con sé il telefono segreto, di nuovo le password ai pc, le telefonate, i contatti clandestini e tutto quanto. Ritorno all’inferno, parte seconda. E ancora una volta ho resistito, sperando si trattasse solo della coda del drago.

E’ stata un’altalena devastante, che è durata mesi e mesi. Nei quali ho lottato, resistito, sperato, pianto e pregato. Non è bastato. Questa donna è stata, evidentemente, più forte. Alla vigilia dell’estate, tre mesi fa, il precipitare degli eventi: mio marito mi ha detto che secondo lui non c’era più niente da salvare. Che avremmo dovuto separarci. Che era giusto così, che lo era per me. Ma ha aggiunto anche qualcos’altro: e cioè che la colpa non era di lei, dell’altra donna. No: se lei ha preso il mio posto nel suo cuore, è perché quel posto era già vuoto, così ha detto. La crisi c’era già, secondo lui. Perché nei mesi precedenti io ero stata distante, lui si era sentito trascurato, abbandonato, non desiderato. Perché trascorrevo troppo tempo al computer, ero distratta, non mi sentiva vicina e non lo capivo. Perché lo davo per scontato, perché facevamo poco sesso e come per timbrare il cartellino. Perché le cose si sommano, e il tempo passa…se è successa questa cosa, non è perché è arrivata lei. Semmai, lei gli ha fatto capire cosa è che mancava nella sua vita. Straordinario, si, davvero. Ci ha tenuto a specificare: “Lei non c’è”. Non c’è nessuna storia – ha detto – nessuna relazione. Non è a causa sua o del tradimento che ci separiamo. Così mi è piombato addosso anche il carico del senso di colpa, per essere stata io l’artefice del suo disamore, per non aver saputo, io e io sola, comprendere il marito che amavo e che era tutto per me. Per aver permesso che si allontanasse da me e che altri approfittassero della sua crisi. Eppure, guarda caso, nonostante le sue parole, lei esiste ancora nella sua vita: le telefonate, i contatti, gli sms, le chat…tutto come prima.

Così a luglio io sono andata al mare con mio figlio, come ogni anno, come abbiamo sempre fatto insieme. Lui mi ha chiesto di poter restare ancora a casa nostra per avere più tempo e organizzarsi. Concesso, anche questo. Da allora è sparito dalla mia vita di compagna  ed è diventato un papà a ore. Vorrebbe mantenere buoni rapporti, continua a dire che io sono importante, che mi vuole un bene dell’anima. I nostri incontri sono apparentemente sereni, ma io ho la morte dentro. Persino un bacio sulla guancia da parte sua è una coltellata in mezzo al petto. Vederlo è ripiombare ogni volta nella disperazione. Mi sforzo di apparire tranquilla per tenere il mio bambino al riparo da ulteriori traumi, ma anche per lui c’è una fetta di dolore che non posso evitargli e questo mi dilania. Gli manca il suo papà, gli manchiamo noi due insieme, gli manca la famiglia dentro la quale cresceva come in un nido di calore e di tenerezza e che gli è stata tolta da un giorno all’altro. Tutto questo nessuno potrà restituirglielo mai, e io mi sento impotente e colpevole anche nei suoi confronti.

E intanto “l’altra” c’è ancora: al sicuro nella sua vita familiare, accanto al marito completamente ignaro (al quale è sposata da oltre 20 anni), ma con l’amante nel taschino, da alimentare con decine di sms e telefonate, con i “forse”, con i “per sempre”, con gli addii rimangiati 24 ore dopo, e con l’adrenalina di una storia clandestina che fa battere il cuore. A distanza, almeno fino a quando non si deciderà a mollare tutto per lui, così come evidentemente lui spera, e ha sempre sperato.
Non so a che punto è la loro relazione, né come finirà. Non so se lei deciderà di lasciare il marito per rifarsi una vita con il mio. E d’altronde non voglio avere nulla a che fare con questa donna della quale penso il peggio possibile: una donna senza scrupoli, che ha giocato con i sentimenti e la vita di persone sconosciute e con quella di un bambino di 6 anni, che ha usato mezzi e linguaggi da psicopatica per una strategia seduttiva vomitevole, che non ha mostrato ripensamenti né rimorsi e non ha messo in discussione un’unghia della sua vita familiare assistendo invece trionfante al disastro della mia.

Faccio i conti con quello che questa storia mi sta lasciando: dentro, una me stessa spezzata, e credo per sempre. Non è il patetico vittimismo della moglie tradita e abbandonata: del resto sono in ottima compagnia, accade da secoli e continuerà ad accadere. Si crede di morire, ma non si muore. Si crede che la vita sia finita, ma va avanti. No, io parlo di quello che sarò io da oggi in poi, del modo devastante in cui questa esperienza mi ha cambiato: una parte di me, una grande parte di me, è morta a causa del tradimento. La persona che ero è defunta, l’ho seppellita io stessa e ho gettato fiori sulla sua tomba. So che non tornerà. La persona piena di ottimismo, di allegria, di fiducia nella propria vita e negli altri, la persona solida e risolta che ero, quella donna lì se ne è andata e nulla la riporterà indietro. Perché al di là delle oscene banalità evocate da chi giustifica e ammette il tradimento in una coppia, la verità è che quando si viene traditi da colui (o colei) che per noi sono la nostra “famiglia” allora si è traditi per sempre. Di chi mai potrò fidarmi, ancora, nella mia vita, se a tradirmi è stato l’uomo che mai e poi mai al mondo avrebbe potuto farlo? In cosa potrò riporre le mie speranze, di cosa potrò essere mai sicura, domani, se proprio da lui è venuta l’azione più turpe e più violenta che io potessi subire?

Questo fa, il tradimento. Ti scardina dall’interno, devasta non solo il presente e il futuro, ma anche il passato su cui la persona tradita ha costruito se stessa, i suoi affetti più intimi, il suo progetto di vita. Nulla ha più senso, nulla ha più radice. Chi è tradito viene sradicato dalla propria terra interiore. Non ha più identità. Non ha più uno straccio di certezza. Tutto vacilla. Mi sono chiesta spesso cosa abbia provato, o pensato, mio marito salendo per la prima volta su quell’aereo che lo avrebbe portato da lei, o cosa abbia pensato spogliandosi davanti a un’altra donna. Mi sono chiesta spesso, chudendo gli occhi e cercando di scacciare via le immagini del mio uomo avvinghiato a una sconosciuta, se per un istante abbia pensato a me, a quello che stava facendo a me, alla donna che aveva amato e avuto al suo fianco per 20 anni. Se abbia pensato al dopo, alle conseguenze di quella scelta scellerata. Se abbia pensato alla responsabilità dei danni che il suo tradimento avrebbe provocato a me e alla mia vita. Io non credo che i tradimenti “accadano”, come leggo ormai dappertutto. Non credo che “succeda”. Io credo che siano scelte, consapevoli e lucide. Come del resto credo che sia una scelta anche amare. Non parlo dell’innamoramento, del colpo di fulmine o del batticuore che ci attraggono verso qualcuno. Parlo dell’amore vero, quello che inesorabilmente viene dopo ogni colpo di fulmine, dopo il batticuore o il colpo di fulmine o le farfalle nello stomaco. L’amore che viene dopo, molto dopo, e che è fatto di chiavi di casa, di piedi sotto il plaid, di pizza a domicilio, di bollette da pagare, di recite scolastiche, di pianti bambini nel cuore della notte, di prime pedalate in bicicletta, febbre a 40, di piatti preferiti per curare malumori, di abitudini calde come una coperta quando fuori piove, di pensieri indovinati, preoccupazioni taciute con una carezza, profumi saputi e risaputi, rumori familiari, espressioni note e sorprendenti piccole emozioni. L’amore viene dopo, ed è una scelta, un impegno, un lavoro. Io l’ho giurato davanti a un altare, quell’impegno, lo abbiamo fatto insieme da innamorati e da credenti. E avrei lottato fino alla morte per difendere quell’impegno. La mia fede è ancora al mio dito, e la porterò con me nella tomba. Chiunque io sia da domani.

  1. Chiara09-15-2014

    Ciao Dorothy,sai che mi sono riconosciuta molto nella tua storia,a parte il fatto della gravidanza,tu sei stata più brava di me,ti sei riuscita a tenere dentro tutta quella rabbia,io non ce l’ho fatta perché il suo comportamento mi feriva,si avvicinava e si allontanava a me a suo piacimento,io la rabbia gliel’ho vomitata addosso più di una volta e lui sai quanto mi ha fatto sentire in colpa,dicendo che non lo lasciavo tranquillo,che lo stressavo….tutte scuse lei bastava che schioccasse le dita e lui correva da lei.Ho sempre pensato che fosse una persona con dei valori,proprio lui che una famiglia non l’aveva mai avuta,invece lui è passato sopra tutto e tutti,faceva l’amore con me è più andava da lei,faceva progetti con lei e poi ritirava tutto,poi diceva che era confuso.Per tre volte gli ho dato una possibilità e tutte e tre le volte me l’ha tradita….bugiardo fino lo sfinimento,un altro uomo come il tuo.Chissà cosa gli frulla nella testa a questi uomini???Lei non ci ha messo tanto ha lasciato il marito portandosi dietro il figlio e mio marito ora e’ libero di andare tra le sue braccia….a me fa ancora male perché lui è uscito in definitiva ieri sera….sto veramente da schifo.
    Che vermi che sono…..se ti va la mia storia di chiama quando tutto ti crolla addosso in una frazione di secondo…ti sono davvero vicina e ti abbraccio….arriveranno tempi migliori anche per noi!!!

    • christian10-17-2014

      madonna che bomba,scrivi in modo celestiale. Ti capisco quando dici della differenza culturale e quando parli dell’amore che viene dopo,sei di una sensibilità pazzesca. Ho avuto la stessa esperienza con la mia ex la quale mi ha tradito e poi ha avuto un figlio da una persona così lasciandomi quando mio padre stava morendo. Fortunatamente noi non avevamo figli ma ormai non mi fido più di nessuna .

  2. Giulia09-16-2014

    Care Chiara e Dorothy
    Mi chiamo giulia e mi permetto di parlarvi come amica perché ho vissuto una storia molto simile alla vostra..
    prima di tutto grazie per aver scritto e condiviso storie così dolorose.Capisco perfettamente come vi sentite. Io ho scoperto che mio marito mi tradiva in questo periodo l’anno scorso, nel 2013. In quel mentre avevo appena perso il lavoro e mio padre si stava sottoponendo ad una biopsia per sospetto carcinoma al pancreas. Quando ho letto le mail del mio ex e della sua amante ( una donna sposata con un bimbo di sei anni conosciuta su Meetic ) mi sono sentita sprofondare in un incubo…Quella sera stessa gli ho parlato e lui ha confermato che sì la ama e sì sono stati a letto assieme mentre io lavoravo e facevo i turni in clinica. Gli ho chiesto di chiudere , di non sentirla più e di provare a recuperare e lui apparentemente ha accettato. Abbiamo cominciato ad andare in terapia di coppia (inutile costosa e deleteria) ed a parlare col sacerdote che ci aveva sposati. Purtroppo di tanto in tanto trovavo i messaggini e le email che si spedivano. Ho passato così sei mesi…orribili mesi senza mangiare ed ho perso 20 kg ,tanti capelli e quasi un dente. Alla fine ho dovuto ammettere con suoceri e genitori cosa stava succedendo…me ne sono dovuta andare di casa ed ora abito nuovamente con la mia famiglia. Il giorno della firma per la richiesta di separazione il mio ex indossava già un braccialetto col nome della sua amante. Credo che stessero solo aspettando che mi facessi da parte. Adesso sono in cura di antidepressivi e calmanti da 4 mesi circa e sto cercando di ricostruire il disastro che è diventato la mia vita…senza più lavoro ,casa e marito a 36 anni è una dura botta.
    Questa è la mia storia ,se volete vi lascio la mia mail in chiaro così che possiate scrivermi
    Bastet_1978@libero.it

    Un abbraccio di incoraggiamento Giulia

  3. Ariella10-20-2014

    L’infinita sofferenza di riconoscere negli altri il tuo stesso dolore.
    Hai ragione Cristian, non cambia nulla il sesso di chi tradisce e viene tradito, cambia l’investimento che hai fatto nell’altro.
    Dirò una banalità che tutti intuiscono: il dolore piano piano diventa meno acuto, ti accorgi che anche tu potresti attirare l’attenzione di altri, non passa l’amaro in bocca, l’idea che, se ti ha tradito la metà della tua vita, del tuo essere, del tuo spirito, come potrà non tradirti un altro lui, una persona che non conosci, nella quale non puoi riporre fiducia?
    Ricominci a vivere, in modo diverso, la mia anima resta in me , sorrido e reimparo a flirtare, ma è solo un gioco , un modo per non darmi per vinta , sono capace anch’io di fare l’oca giuliva.
    Hai ragione anche quando dici che gli uomini tradiscono con altre donne, donne sposate e magari con figli, donne che tornano a casa e giurano al marito eterno amore mentre creano le basi per un altro nido in cui migrare.
    Credo le donne paghino il prezzo più alto: quando piangono di nascosto per non turbare i figli, quando si fanno buttare addosso i sensi di colpa per il rapporto andato male ( trovatemi UN uomo capace di ammettere che ha sbagliato! sempre tutti COSTRETTI dall’atteggiamento delle mogli…) .
    Infinita tristezza che non passa .
    Però io ho 53 anni , non ho voglia di rituffarmi nel caos dei rapporti affettivi :36 anni, Giulia, sono troppo pochi per non riuscire a recuperare, per non metabolizzare che uno che si presenta con il braccialetto della sua amante all’udienza di separazione ….. No , l’antidepressivo non lo merita!
    Io ero caduta nella spirale degli alcolici, non ne sono uscita del tutto però sto imparando a gestire questo aspetto della mia vita , vorrei evitare di immolare il mio fegato al cretino che ho sposato.
    La rabbia mi ha aiutato , la risata sulla infinita idiozia di mio marito , ho cominciato ad essere meno misurata, gli ho fatto più di qualche dispetto .
    Ha perso anche lui , me.
    Un abbraccio a tutte

  4. Sem6810-03-2016

    Ciao Dorothy purtroppo io sto vivendo il tuo stesso incubo, lo stesso dolore la stessa morte dentro, vorrei sapere se a un certo punto è possibile uscirne se questo dolore si può superare perche mi sta schiacciando risucchiando qualsiasi energia . Grazie a chiunque mi risponderà.

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